• 13 AGO 20
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    Ci uniamo al fermo no nei confronti delle dichiarazioni dell’OMS

    Ci uniamo al fermo no nei confronti delle dichiarazioni dell’OMS

    La raccomandazione di OMS, diffusa il 12 agosto, ha incontrato un fermo NO da parte di ANDI e ADA, anche noi ci uniamo a questa risposta.

    Ha fatto molto discutere una recente dichiarazione dell’OMS  che, pur riconoscendo che la prevenzione di problemi dentali e la cura dei denti rimangono una priorità assoluta, consiglia di “ritardare l’assistenza orale non essenziale, che di solito comprende controlli periodici, pulizie dentali e cure preventive”.

    Tale testo è stato criticato da tutte le associazioni di categoria, in particolare ANDI (Associazione Dentisti Italiani) e ADA (American Dental Association) non hanno tardato a rispondere a quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

     

    “Ci rendiamo conto che l’appello di OMS riguarda in particolare quei Paesi nei quali non si possono garantire le misure di precauzione e di prevenzione in atto in Italia sin dall’inizio della pandemia – dichiara il Presidente nazionale ANDI, Carlo Ghirlanda – La situazione italiana è tuttavia chiara: le indicazioni operative definite dal Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute sono efficaci e consentono lo svolgimento di ogni manovra terapeutica odontoiatrica in assoluta sicurezza per il paziente, per il personale medico e per quello ausiliario dello studio odontoiatrico. L’uso costante delle procedure e dei DPI individuati nelle indicazioni operative ministeriali rappresenta un presidio di sicurezza certo, come oggettivamente comprovato da questi mesi di ordinaria attività degli studi dentistici italiani nella fase 2 della pandemia”.

     

    Di stesso avviso il dott. Chad P. Gehani, presidente dell’ADA: “La salute orale è parte integrante della salute generale. L’odontoiatria è assistenza sanitaria essenziale per il suo ruolo nella valutazione, diagnosi, prevenzione o trattamento delle malattie orali, che possono influire sulla salute sistemica (…) Milioni di pazienti hanno visitato in sicurezza i loro dentisti negli ultimi mesi per l’intera gamma di servizi odontoiatrici. Con DPI adeguati, le cure odontoiatriche dovrebbero continuare a essere erogate durante le pandemie globali o altre situazioni di disastro “.

     

    Come più volte abbiamo affermato nel nostro blog (leggi qui), gli studi dentistici sono luoghi sicuri, nei quali abbiamo sempre combattuto contro batteri e virus.

    Le misure di sicurezza fin qui adottare hanno dato i loro risultati, i protocolli di accesso alle cure sono stati potenziati e l’attenzione per mantenere i pazienti sani e in sicurezza è ai massimi livelli dal mese di maggio, mese in cui gli studi odontoiatrici sono tornati a svolgere la attività a pieno regime.

     

    Per approfondire ulteriormente il livello delle conoscenze relative alla ipotesi di rischio di contagio da Coronavirus nello studio dentistico, ANDI ha già da tempo commissionato all’Università di Ferrara, attraverso il Prof.Manzoli, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e al gruppo di ricerca del Prof. Brambilla, dell’Università di Milano, una serie di ricerche e di tests con il coronavirus umano: l’obiettivo è quello di quantificare precisamente il rischio di infezione durante l’espletamento delle più comuni procedure assistenziali.

    I risultati di queste ricerche saranno disponibili entro la fine di agosto.
    “A quel punto si potrà distinguere fra timori e realtà, superando definitivamente l’ambigua attenzione sugli studi dentistici che spesso viene ad essere sollevata solo a scopo di attenzione mediatica – conclude il Presidente nazionale ANDI, Carlo Ghirlanda – In un momento nel quale le comunicazioni si accavallano, rendendo difficile distinguere il vero dal falso, ANDI continua a sostenere e divulgare esclusivamente tesi certe e validate.”

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